Tariffa fissa o variabile: pro, contro e quando scegliere quale
Tariffa fissa o variabile: pro, contro e quando scegliere quale
Nel 2022 chi aveva una tariffa variabile ha visto la bolletta triplicare in pochi mesi. Chi aveva il fisso non se n’è accorto. Tre anni dopo il mercato si è normalizzato — ma la domanda rimane la stessa: fisso o variabile? La risposta giusta dipende da quando firmi e da quanto rischio sei disposto ad accettare.
Come funziona la tariffa a prezzo fisso
Con una tariffa a prezzo fisso il costo per ogni kWh (luce) o Smc (gas) viene stabilito al momento della firma del contratto e rimane invariato per tutta la durata del contratto — solitamente 12 o 24 mesi.
Cosa significa in pratica:
- Se il mercato all’ingrosso sale dopo che hai firmato, tu continui a pagare il prezzo bloccato più basso
- Se il mercato scende, continui a pagare il prezzo bloccato più alto (il fornitore “guadagna” la differenza)
- La bolletta è prevedibile: consumi uguali → bolletta uguale ogni mese (a parità di stagione)
Il prezzo fisso viene solitamente proposto con un piccolo premio di rischio rispetto al variabile nel momento della firma: il fornitore ti copre dal rischio di rialzo, ma in cambio ti chiede qualcosa in più rispetto al prezzo spot corrente.
Attenzione: “prezzo fisso” si riferisce alla componente energia (materia prima). Le altre componenti della bolletta — trasporto, oneri di sistema, imposte — cambiano sempre in base alle delibere ARERA, anche su una tariffa “fissa”. Per capire come è composta la bolletta, leggi come leggere la bolletta della luce.
Come funziona la tariffa a prezzo variabile (PUN/TTF)
Con una tariffa a prezzo variabile il prezzo che paghi per l’energia cambia periodicamente — solitamente ogni mese o ogni trimestre — in base all’andamento del mercato all’ingrosso.
Per la luce, l’indice di riferimento è il PUN (Prezzo Unico Nazionale): la media dei prezzi delle transazioni sull’elettricità nelle borse energetiche italiane (GME). Per il gas, l’indice è il TTF (hub olandese, mercato europeo di riferimento) o il PSV (Punto di Scambio Virtuale italiano).
Come funziona in pratica:
- Il fornitore applica un spread fisso sopra il PUN/TTF: es. “PUN + 0,01 €/kWh”
- Lo spread è fisso e rappresenta il guadagno del fornitore; il PUN/TTF fluttua
- Ogni mese (o trimestre) ricevi una notifica o vedi in bolletta il nuovo prezzo applicato
Per capire come funziona il PUN e come incide sulla tua bolletta, leggi cos’è il PUN.
Pro e contro a confronto
| Tariffa Fissa | Tariffa Variabile | |
|---|---|---|
| Prevedibilità spesa | Alta: sai esattamente quanto pagherai | Bassa: dipende dal mercato |
| Protezione dai rialzi | Sì: il prezzo è bloccato | No: se il mercato sale, paghi di più |
| Beneficio dai ribassi | No: il prezzo rimane bloccato anche se scende | Sì: se il mercato scende, paghi meno |
| Prezzo al momento del contratto | Solitamente leggermente più alto del variabile | Solitamente più basso al momento della firma |
| Flessibilità | Minore: penali se esci prima della scadenza | Maggiore: spesso uscita libera |
| Durata tipica | 12 o 24 mesi | Contratto a tempo indeterminato o 12 mesi |
| Adatto a | Chi vuole certezza e prevede rialzi | Chi prevede ribassi o vuole flessibilità |
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Cosa è successo nel 2021–2023: il caso pratico
Il biennio 2021–2023 è il caso pratico più istruttivo degli ultimi vent’anni per capire cosa significa davvero scegliere tra fisso e variabile.
Ecco l’andamento del PUN (prezzo medio mensile all’ingrosso dell’elettricità in Italia):
| Periodo | PUN medio (€/MWh) | Equivalente €/kWh |
|---|---|---|
| Inizio 2021 | ~60 €/MWh | ~0,060 €/kWh |
| Fine 2021 | ~200 €/MWh | ~0,200 €/kWh |
| Picco estate 2022 | >500 €/MWh | >0,500 €/kWh |
| Fine 2023 | ~130 €/MWh | ~0,130 €/kWh |
| 2025–2026 | ~90–120 €/MWh | ~0,090–0,120 €/kWh |
Cosa è successo concretamente:
- Chi aveva una tariffa variabile nel 2022 ha visto la parte “materia energia” in bolletta aumentare di 5–8 volte rispetto al 2020
- Chi aveva firmato un fisso a 0,08–0,10 €/kWh a inizio 2021 era completamente protetto durante tutta la crisi
- Chi aveva un fisso firmato durante il picco 2022 (magari dopo aver già subito l’aumento) ha bloccato un prezzo altissimo e ha perso il ribasso del 2023
La morale: il fisso protegge dai rialzi ma ti “intrappola” se blocchi durante un picco. Il variabile amplifica sia i benefici dei ribassi che il danno dei rialzi. Il timing conta tantissimo.
Se sei curioso di come si è comportata la tua bolletta negli anni scorsi, leggi perché la bolletta luce è aumentata.
Quando conviene il prezzo fisso
Il prezzo fisso conviene in questi scenari:
- Prezzi bassi nel momento della firma: blocchi un prezzo favorevole e sei protetto da eventuali rialzi futuri. Il fisso ha più valore quando lo stipuli in un momento di mercato basso.
- Vuoi prevedibilità di budget: aziende, professionisti e famiglie che vogliono sapere esattamente quanto spenderanno per energia nei prossimi 12–24 mesi.
- Periodo incerto: tensioni geopolitiche, inverno freddo in arrivo, situazioni che storicamente hanno portato a rialzi delle commodity energetiche.
- Consumo elevato: più consumi, più amplifica la differenza tra fisso e variabile. Con 5.000 kWh/anno, 0,02 €/kWh di differenza valgono 100 euro.
Attenzione alle penali di uscita anticipata: alcune offerte fisse prevedono costi se cambi fornitore prima della scadenza. Leggi sempre le condizioni. Per dettagli sulle penali legittimate e quelle che puoi contestare, leggi penale cambio fornitore.
Quando conviene il prezzo variabile
Il prezzo variabile conviene in questi scenari:
- Prezzi alti nel momento della firma: se il mercato è già alto e prevedi che scenda, la variabile ti consente di beneficiare del ribasso. Non vuoi “bloccare” un prezzo di picco per 12–24 mesi.
- Vuoi flessibilità: le offerte variabili spesso non hanno penali di uscita anticipata, il che ti dà libertà di cambiare fornitore in qualsiasi momento.
- Consumi bassi: con consumi bassi l’impatto dell’oscillazione di prezzo è limitato in valore assoluto.
- Sei disposto a monitorare il mercato: se segui l’andamento del PUN e sei pronto a cambiare fornitore quando i prezzi salgono, la variabile può darti un vantaggio strutturale.
La terza opzione: il prezzo indicizzato con cap
Alcuni fornitori propongono una via di mezzo: un prezzo indicizzato al PUN/TTF con un tetto massimo (cap). In pratica:
- Il prezzo segue il mercato al ribasso (se il PUN scende, paghi meno)
- Ma non può superare una soglia prefissata (se il PUN sale oltre il cap, tu paghi solo fino al cap)
È una soluzione che combina i vantaggi di entrambe le opzioni:
- Protezione dal rischio di picchi estremi (come il 2022)
- Beneficio in caso di mercato in discesa
Il compromesso è che il prezzo di partenza è solitamente più alto rispetto a un variabile puro, perché il fornitore prezza il “costo della copertura” del cap. Dipende dal livello del cap e dal contesto di mercato.
Non tutti i fornitori propongono questa tipologia di offerta. Il comparatore ti permette di vedere chi la offre e a che condizioni nella tua zona.
La scelta del tipo di tariffa si intreccia con quella tra monoraria e bioraria: per la guida su quel tema, leggi monoraria o bioraria. Per capire come scegliere il fornitore migliore nel complesso, leggi come scegliere il fornitore.
- Tariffa fissa = prezzo bloccato per 12–24 mesi. Certezza ma nessun beneficio se il mercato scende.
- Tariffa variabile = prezzo segue PUN (luce) o TTF/PSV (gas). Può salire o scendere ogni mese.
- Nel 2022 il PUN ha toccato 500 €/MWh: chi era sul variabile ha subito aumenti enormi.
- Il fisso è più conveniente se firmato in un momento di prezzi bassi, non durante un picco.
- Esiste anche l’opzione “indicizzato con cap”: segue il mercato al ribasso ma ha un tetto massimo.
Fisso, variabile o indicizzato: la scelta conta — ma conta ancora di più scegliere il fornitore giusto. Confronta adesso le offerte disponibili nella tua provincia e vedi cosa c’è sul mercato, con le condizioni chiare e trasparenti.
Domande frequenti
Cosa significa tariffa a prezzo fisso?
Una tariffa a prezzo fisso garantisce un prezzo per kWh (luce) o per Smc (gas) bloccato per tutta la durata del contratto, solitamente 12 o 24 mesi. Non cambia anche se il mercato all’ingrosso aumenta. Il rischio è che, se il mercato scende, continui a pagare il prezzo bloccato più alto.
Cosa significa tariffa a prezzo variabile?
Una tariffa a prezzo variabile indicizza il prezzo dell’energia al mercato all’ingrosso: PUN per la luce (Prezzo Unico Nazionale), TTF o PSV per il gas. Il prezzo cambia mensilmente o trimestralmente. Se il mercato scende paghi meno, se sale paghi di più.
Cosa è successo con le tariffe variabili nel 2022?
Nel 2022 la crisi energetica ha portato il PUN da circa 60 €/MWh (inizio 2021) a oltre 500 €/MWh (picco estate 2022). Chi aveva una tariffa variabile ha visto triplicare o quadruplicare la bolletta. Chi aveva una tariffa fissa stipulata prima dell’aumento è rimasto protetto.
Nel 2026 conviene il fisso o il variabile?
Nel 2026 i prezzi si sono normalizzati rispetto ai picchi del 2022. Le tariffe fisse offrono certezza di spesa per 12–24 mesi. Le tariffe variabili possono essere più convenienti in fasi di prezzi bassi ma portano incertezza. La scelta dipende dalla tua avversione al rischio e dalla durata del contratto che stai valutando.
Esiste una terza opzione tra fisso e variabile?
Sì. Alcune offerte propongono un prezzo indicizzato con cap (tetto massimo): il prezzo segue il mercato al ribasso ma non può superare una soglia prefissata. È una via di mezzo che protegge dai picchi mantenendo i benefici di un mercato in calo.
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